Io e il mio PSR, storie di burocrazia italiana

Io e il mio PSR, storie di burocrazia italiana

I Psr sono una bella invenzione. Sapete di cosa parlo? Il Psr è il Piano di Sviluppo Rurale, cioé un documento programmatico che le singole regioni producono per utilizzare le risorse finanziarie che la Comunità Europea destina all’ammodernamento delle zone rurali, per renderle maggiormente vive e competitive e per migliorare la sostenibilità ambientale. Il Psr si inserisce nella Pac, cioé nella Politica Agricola Comune che impegna ben il 34% del bilancio dell’Unione Europea ed indirizza allo sviluppo del settore agricolo uniforme in tutto il territorio comunitario. Per intendersi: accedere ai fondi del Psr aiuta molto le aziende.

Ora, dico la verità: io ho saputo tutto questo grazie all’agronoma che aiuta la Fattoria Tregole da molti anni. Perché dopo avermi ascoltato dire mille volte che dovevo trovare il modo di migliorare e valorizzare la mia azienda, ha cominciato a interessarsi ben sapendo che altrimenti io non lo avrei fatto. Così, eccomi alle prese con bandi, moduli e numeri: ho avuto l’occasione di tentare di accedere al Psr ma anche al Premio Giovani, cioé un ulteriore bando annesso al Psr. Questo tipo di premio viene dato a giovani agricoltori tra i 18 e i 40 anni (io ne ho 27, se qualcuno non lo ricordasse) e da l’opportunità di accedere a 50mila euro a fondo perduto per il primo insediamento, ovvero per avviare la propria attività in agricoltura. Il premio giovani annesso al Psr dà inoltre l’opportunità di ricevere fino al 60% di contributo a fondo perduto sugli investimenti.

Cumulando il Psr e il Premio Giovani si può accedere a 50mila euro a fondo perduto e alla possibilità di ricevere il 60% di sostegno, sempre a fondo perduto, per un investimento massimo fino a 200mila euro sulla propria attività. Interessante. Ho pensato che avevo tutti i requisiti per poter presentare domanda e accedere ai contributi.

E allora via, mi sono rimboccata le maniche e con l’aiuto della mia preziosa collaboratrice ma soprattutto, in questa fase, di consulenti privati e associazioni di categoria che sono necessari per uscire vivi dalla giungla della burocrazia italiana, sono riuscita a presentare tutto il materiale richiesto. Il primo passo è stato aprire la propria partita iva da “giovane imprenditore”. Questa può essere rappresentata dal giovane stesso o da una società all’interno della quale il giovane è amministratore e socio di maggioranza, come nel mio caso. Fatto tutto questo, si può brindare con delle ottime bollicine (possibilmente Franciacorta).

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