L’inizio di un progetto

L’inizio di un progetto

Il 16 ottobre 2015 È stata registrata “Fattoria Tregole Società Agricola” e finalmente abbiamo una partita iva. Ci siamo riusciti.

Per arrivare a questo punto però il percorso è stato abbastanza lungo: ci sono stati mesi di incontri e scelte, mesi di dubbi e di scelte anche fatte all’ultimo secondo. È stato un periodo di cambiamento, stimoli e divertimenti per cui vorrei raccontarvelo.

Direi che il miglior modo per cominciare è partendo dal mese di Gennaio, quando ho detto a mia mamma “Resto qui, mettiamo a posto l’azienda e facciamo scoprire Tregole”. Non è stata una scelta facile, ho sempre cercato di andare lontano, in paesi e continenti lontani, in grandi città o in paesi sperduti, per lavori con orario da dipendente, un po’ comodi ma comunque sempre dal grande coinvolgimento personale. Restare qui mi spaventava, avevo paura di essere una di “quelle persone che resta”, quelle che non cercano, non scoprono, non esplorano. Poi mi sono resa conto che le mie fughe folli le avevo già fatte e la scommessa era restare. È già abbastanza affollato di giovani italiani l’estero, forse rimanere qui e sviluppare, incrementare e migliorare ciò che i miei genitori hanno cominciato è più importante. Alla fine il mio obiettivo era lavorare nel mondo del vino, e qui il vino c’è ed è veramente buono.

Così, dopo essermi fatta un bel risvolto sulle maniche della maglietta, ho cominciato, ho analizzato la storia dell’azienda, le entrare-uscite, le perdite, i clienti, l’immagine e tutto ciò che è stata la Fattoria Tregole. Ho fatto una scannerizzazione dell’azienda. A questo punto dovevo decidere come far lavorare “il campo” e avevo due scelta: affittare tutto o investire. Beh investire è sempre più spaventoso, ma insomma ormai mi ero lanciata nel vuoto, dovevo continuare.
Il mio enologo, Stefano Porcinai, mi ha spinto e sostenuto in questa fase (fondamentale) poiché crede molto nel prodotto di Tregole.

Convinti della decisione e inquadrata la strada da prendere, abbiamo cominciato a restaurare i vigneti: pali, potatura, concimi e reti. Primo investimento. A questo punto potevamo considerarci soddisfatti per quel che si poteva fare a fine autunno inizio primavera.

È in questa fase che mi sono posta domande più concrete per quanto riguardasse l’immagine, poiché non me la sentivo mia e men che mai descrittiva per quel che è Tregole e che sta per divenire. Anche qui le vie canoniche sono due: non cambiarla o affidarsi a uno studio specializzato, come avevo già fatto in passato durante il mio lavoro in una grande azienda del territorio. Ero molto perplessa. Nessuna delle due scelte mi piaceva particolarmente. Una per staticità e l’altra per i costi e l’impersonalità che ha un percorso di realizzazione di immagine con una società esterna. Bling. Si è accesa una lampadina. Dovevo creare un gruppo di lavoro, mettere insieme un po’ di conoscenze, un po’ di persone ingegnose e con idee pimpanti, che avevano voglia di creare. Dopo poco avevo formato un bel gruppo affiatato, composto da una grafica, una designer e un’esperta in comunicazione del vino.

L’esperienza è stata talmente stimolante che non volevo finisse con un’immagine, non volevo perdere questo modo di lavorare. Quindi mentre pensavo a come portare le persone a Tregole, come far parlare le persone di Tregole e come renderlo un posto vivo, ho trovato il contatto giusto, il guizzo di voler far diventare Tregole un posto in cui il sistema di lavoro era quel del gruppo di immagine. Tante persone, stimolate e dallo spirito ingegnoso volte a creare, a lavorare. Credo molto in questo sistema di lavoro e di crescita, può aiutare molto il nostro territorio, poco propenso ai cambiamenti. E così oggi questo si concretizza, ho creato la nuova società, sono ufficialmente impelagata, la burocrazia mi divorerà, ma semidifuturo.com ha la sua solida base e possiamo cominciare. Idee venite, Tregole aspetta.

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